LA
CASTAGNA REATINA
(testo tratto dal volume "Riserva Naturale Monti Navegna e Cervia")
Nell'ambito della Provincia
di Rieti, vi e una presenza molto estesa del castagno. La coltura del castagno
da frutto, infatti, ha da sempre caratterizzato il paesaggio della provincia e
più precisamente nelle aree della media montagna che si estendono da nord
a sud lungo il confine con le province di Ascoli Piceno, Teramo e L'Aquila nella
zona in cui si estendono le tre valli, quella del Velino, del Salto e del Turano. I
castagni vanno coltivati in un'altitudine che va dai 300 ai 1.200 metri con delle
precise temperature da rispettare e il reatino offre il giusto ambiente naturale
in cui far sviluppare le piante in questione. Qui possono trovare temperature
medie annue dagli 8 ai 10 C°, in cui le minime oscillano tra gli 1 e 2 C°
e le massime tra i 15 e 16 C°. Molto prelibati sono i frutti che la pianta
produce, le castagne. Per la Provincia di Rieti, la loro particolarità
e prelibatezza ha fatto ottenere una sigla motto importante, e cioè l'Indicazione
Geografica Protetta (I.G.P.) "Castagna reatina". Questa denominazione
speciale è riservata a quelle castagne ottenute da fustaie di castagno
da frutto (Castanea Sativa Mill. dette varietà Marrone di Antrodoco e Rossa
di Cicolano le cui caratteristiche sono da attribuirsi esclusivamente a fattori
naturali e all'opera dell'uomo conformemente agli elementi e ai requisiti stabiliti
in una disciplinare di produzione. In particolare la castagna
Rossa di Cicolano si sviluppa lungo la Valle del Salto e lungo la valle
del Turano, nella parte sud?orientale detta provincia in cui è presente
la Riserva Naturale dei Monti Navegna e Cervia, distesa nei Comuni di Varco, Marcetelli,
Nespolo, Paganico, Ascrea, Roccasinibalda, Collegiove e Collalto Sabino. La Rossa
ha una forma rotondeggiante, al cui apice si può trovare la presenza di
tomento (la peluria tipica del frutto) e presenta generalmente una forma convessa
di colore più chiaro del pericarpo (la parte del frutto che circonda i
semi) che è si solito marrone rossiccio e più scuro dopo la curatura.
E' dotata di una torcia anch'essa tormentosa e una cicatrice ilare di forma irregolare.
Il frutto da esso prodotto è di colore bianco e croccante, dal sapore delicato
e dolce. Per dare un'idea di quanto ormai la castanicoltura si sia diffusa, basti
pensare che annualmente vengono prodotte mediamente intorno alle 3.000 tonnellate
e che soltanto nella provincia di Rieti questa produzione occupa un posto preminente
con il 50% dei castagneti da frutto dell'intera regione, collocandosi a livello
produttivo al secondo posto, dopo la provincia di Viterbo. Dietro alla grande
diffusione odierna di questo frutto c'è tutta una storia risalente all'età
del bronzo. In questa epoca, infatti, furono ritrovate le prime tracce di resti
carbonizzati di castagne, in un sito in grotta in località Val di Vani
nel comune di Pescorocchiano. Nel Medioevo la coltura del castagno da frutto esplose
con grande rapidità e fu il momento storico nel quale il castagno ebbe
la massima espansione sul territorio detta Provincia, ponendo i presupposti per
il suo consolidamento in età moderna. Fin dall'VIII secolo, infatti, la
castagna divenne una componente principale se non l'unica fonte di cibo della
dieta alimentare dette popolazioni montane della provincia integrando o sostituendo
i cereali invernali e primaverili caratterizzati da basse rese. -------------------------------------------------------------------------------------------------
Top La diffusione della pianta ebbe un
ulteriore sviluppo e diffusione lungo la valle del Velino, nella zona di Antrodoco
e del Cicolano per la natura del terreno idonea allo sviluppo di questa coltura.
Nella metà del secolo XII, all'indomani della conquista normanna si assistette
all'impianto di nuovi castagneti da frutto, ridisegnando quasi completamente il
paesaggio delle tre vallate. In parallelo, un importante incremento ebbe anche
il castagno da legno utilizzato come elemento fondamentale delle strutture degli
edifici. Dal Cicolano in particolare, erano importati pali di castagno, legnami
lavorati o meno, vasi vinari, ma anche dai Monti Sabini e dalla valle del Velino.
Lo studio di Domenico Montetuminici del 1876 sul circondario di Cittaducale ci
informa che tra le produzioni agricole della zona quella della castagna era considerata
la più importante e di gran pregio, tanto che è rimasto il detto
secondo il quale ''Allu Burghittu (Comune di Borgovelino) se non fosse pe' lli
frutti (castagne) se sarìan morti tutti" che tradotto significa "Nel
Comune di Borgovelino se non fosse per te castagne sarebbero morti tutti". Oggi
la castanicoltura da frutto rappresenta ancora, per gli abitanti delle zone montane
una fonte di reddito, oltre al ruolo importante di salvaguardia ambientale ed
ecologica. Per questo l'uso del prodotto è fortemente radicato nella cultura
locale avendo acquisito spazi nella cucina tradizionale della zona. Con la disciplinare
è inoltre assicurato il mantenimento degli elementi tradizionali sia nella
tecnica colturale che nei processi di conservazione e di trasformazione, visto
che questa impone il perpetuarsi dette caratteristiche di pregio del prodotto
ed il mantenimento inalterato dell'ambiente si opera. Per
garantire questo pregio per esempio è assolutamente vietata la somministrazione
di fertilizzanti di sintesi ed il ricorso a fitofarmaci nella fase produttiva.
Oppure tutte le operazioni, dalla raccolta (che per legge deve avvenire tra il
15 settembre ed il 30 novembre di ogni anno) al confezionamento, devono essere
effettuate all'interno del territorio della Provincia di Rieti. Questo
vuol far capire come le castagne rappresentino una componente molto importante
delle zone che ruotano intorno alla Riserva, che diventa anche un punto d'incontro
per tutti gli amanti della castagna. Ogni anno nel mese di ottobre, infatti, vengono
svolte sagre e giornate dedicate al prezioso frutto. In questo modo nei Comuni
di Pescorocchiano e Marcetelli vengono allestiti stand di vendita con la cottura
e la distribuzione delle caldarroste. E in particolar modo il comune
di Marcetelli mantiene invariata nei secoli la tradizione artigiana della
produzione di tini, tinozze, botti in legno di castagno, tanto da organizzare
ogni anno una festa in onore della castagna rossa ed una mostra sull'artigianato
locale. -------------------------------------------------------------------------------------------------
Top Lo scrittore Plinio Dominici, in uno
dei suoi libri "Marcetelli terra dei Marsi nell'Alta Sabina'', ha messo in
evidenza proprio questa tradizione artigiana degli abitanti di Marcetelli e ha
descritto come la raccolta della castagna possa diventare anche un gioco divertente
per gli addetti. "Alla raccolta ? si può leggere ? la popolazione
partecipa numerosa e ogni famiglia utilizza i più giovani. Una volta nel
castagneto i ragazzi si divertivano un mondo, perché con le castagne giocano
a 'gnoccu' e 'castellittu'. Questi due giochi si basano naturalmente sull'uso
della Rossa. Il primo consiste nel mettere allineate le castagne e colui che tirando
riesce a coglierle ha il diritto di prendere la fila dalla castagna colpita in
avanti. Il secondo invece i frutti vengono sistemati a forma di castelletto e
il tiratore può prendere tutte quelle che cadono con il colpo. Quella delle
castagne può essere annoverata come una vera e propria tradizione delle
popolazioni reatine, che la stanno introducendo e sviluppando anche nel campo
culinario. Si è arrivati già alla seconda edizione di un ricettario
dal titolo "In Tavola con il Marrone di Antrodoco e la Rossa di Cicolano''
per diffondere tra tutti gli operatori, gli utilizzatori ed i consumatori tutte
una serie di ipotesi di utilizzo detta castagna, dai primi piatti al dolce. Per
fare qualche esempio alcuni dei piatti tipici sono i tortelli di castagne, il
castagnaccio, il galletto ripieno alle castagne, le marmellate al sapore di castagna,
e i noti marron glacès al brandy. In questo modo
la tipicità che caratterizza le zone di produzione sarebbe suggellata e
resa nota maggiormente. Un'altra caratteristica della produzione è la dimensione
delle aziende castanicole che, nella quasi totalità, sono di proprietà
privata e di ridotte dimensioni. E' un ulteriore chiaro segno di come la tradizione
sia ancora un punto fondamentale di queste zone in cui la creazione di aziende
imprenditoriali di enormi dimensioni non riesce a scalzare le piccole aziende
caratterizzate dalla produzione familiare. |