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Natura: Luoghi da visitare - Riserva
Naturale dei Monti Navegna e Cervia | |
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L'AREA
PROTETTA | Estensione:
3.500 ha Anno di istituzione: 1988 Comuni
laziali interessati: Ascrea, Castel di Tora, Collalto Sabino, Collegiove,
Marcetelli, Nespolo, Paganico, Rocca Sinibalda, Varco Sabino. Gestore:
Ente Regionale Riserva Monte Navegna e Monte Cervia Sede:
via Roma 35 - 02020 Varco Sabino (RI) Tel: 0765.790139
- 790002 - 790048 Fax: 0765.790139 E-mail:
monte.navegna@parchilazio.it
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| • Aree
Picnic: | | |
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Fonte Zio Antonio (Collegiove) - Quattro Fontanilli vicino
(Collegiove) - Fonte Prato Ventro (Varco Sabino)
- Le Forche (Varco Sabino) - Aringo e Rosso
Bovo (Marcetelli) | | |
| • Percorsi
Naturalistici: | -
7 intorno a Monte Navegna - 3 intorno a Monte Cervia |
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Top | GEOGRAFIA |
La
Riserva naturale, Monte Navegna e Monte Cervia (Superficie: 2.915 ettari)si trova
in provincia di Rieti al confine tra la Sabina e l'Abruzzo. L'istituzione è
avvenuta, con legge regionale n. 56 del 1988 (ampliamento con L.R. 3.10.1997 n.
29), sulla base di considerazioni sia di ordine ambientale che sociale; infatti
i paesi che circondano la Riserva, economicamente legati alle attività
montane, conservano valori e tradizioni altrove scomparsi. Così i programmi
di gestione hanno come obiettivo la tutela di un ambiente integro e lo sviluppo
delle attività legate al territorio. La
geografia delle zone che ospitano la Riserva è disegnata lungo un' ampia
dorsale che si snoda dalle colline che circondano a sud-est la città di
Rieti, formando uno spartiacque tra la valle del Turano e la valle del Salto,
fino a culminare in corrispondenza dei due omonimi bacini artificiali. La vetta
più alta di questo territorio è il monte Navegna con i suoi 1.508
mt., seguito dal M.te Cervia alto 1.436 mt. I due versanti hanno caratteristiche
geomorfologiche diverse: mentre a sud-ovest, verso il lago del Turano la montagna
degrada con scoscesi dirupi, a nord-est i pendii sono più dolci e scendono
lentamente verso il lago del Salto. Un canyon taglia da est a
ovest la dorsale principale trattegiando le gole dell'Obito divisorio naturale
tra le due principali vette. Il
territorio racchiude ambienti straordinariamente suggestivi: si passa dal lago
all'alta montagna attraverso la fascia submontana, composta di boschi e
colline, di valloni e di ameni e soleggiati terrazzi. Un territorio che in virtù
degli sviluppi mancanti oggi é ancora integro, é pronto per un rilancio
economico basato su un turismo naturalistico e con le attività produttive
legate alla montagna. | | | -----------------------------------------------------------------------------------------------------
Top | | | | GEOLOGIA | |
| | La
geologia di questa piccola catena presenta caratteristiche che la distinguono
da quella delle altre catene montuose della provincia di Rieti. Le rocce di natura
prevalentemente calcarea che compongono i rilievi hanno infatti avuto origine
in un ambiente marino di "transizione", ovvero in una zona di raccordo
tra l'area di piattaforma carbonatica (area del M. Nuria) e quella pelagica di
mare aperto (rilievi della Sabina). Questa posizione intermedia ha dato origine
a materiali calcarei caratterizzati da un elevata componente detritica che deriva
dalla mobilizzazione e caduta per frana sottomarina dei sedimenti originatisi
al margine della contigua area di piattaforma. Successivamente, durante il Miocene,
il penultimo Periodo dell'Era Cenozoica, la riattivazione di una grande faglia
a direzione Nord-Sud, estesa da Antrodoco fino ad Olevano Romano, ha direttamente
interessato l'area. Ha avuto così inizio la fase "orogenetica"
che ha portato al sollevamento dell'Appennino centrale. Il successivo rilassamento
delle strutture montuose ha infine favorito la deposizione del Flysch, un sedimento
terrigeno derivante dallo smantellamento dei rilievi in fase di emersione dal
mare. L'area appare oggi particolarmente suggestiva sotto il profilo morfologico
e reca ancora evidenti tracce dell'ultima era glaciale terminata 10.000 anni fa.
Una valle fluviale di grande bellezza è rappresentata dalle gole dell'Obito
dove una profonda forra, incisa in rocce calcaree, si allarga progressivamente
man mano che affiora il flysch, più "tenero" e dunque più
facilmente erodibile, sino a giungere alla sella che separa la valle del Salto
da quella del Turano. | | | | -----------------------------------------------------------------------------------------------------
Top | | | | VEGETAZIONE | |
| | Il
paesaggio vegetale della Riserva, costituito dai rigogliosi boschi di quercia,
castagno e faggio, rappresenta l'aspetto ecologicamente più importante
della Riserva naturale. Queste interessanti associazioni vegetali coprono gran
parte dei rilievi, e nel tempo hanno costituito un fitto intreccio culturale con
le attività dell'uomo. Boschi segnati dalla storia, ma ben conservati che
ricoprono la maggior parte del territorio. Oltre ad estesi castagneti che qui
appaiono costituiti da fustaie con esemplari secolari di eccezionale bellezza,
il manto forestale è formato da querceti caducifogli con essenze quali
cerro, rovere, carpino, nocciolo, acero di monte, raggruppamenti di pioppo tremulo
e, man mano che si sale in quota, bellissime faggete. Presso
Marcetelli c'è la più grande e antica Roverella del reatino; alta
22 mt. con una circonferenza di 5,92 mt., rappresenta un vero e proprio monumento
naturale. Il sottobosco oltre ad arbusti come il prugnolo, la rosa canina, il
sorbo montano, a berretta del prete, è ricco di specie erbacee tra cui
alcune orchidacee, primule, violette, narcisi, oltre all'anemone ranuncoloide,
all'elleboro, alla digitale, alla scilla e al bucaneve. Ma il bosco in questi
luoghi ha sempre rappresentato anche attività economiche; il commercio
di legname da un lato e i frutti del bosco più pregiati hanno rappresentato
il legame di conoscenza del bosco da parte dell'uomo. Oggi a queste tradizionali
funzioni si aggiunge quella scientifica, ricreativa e di conservazione, che fanno
del bosco uno degli ambienti fondamentali per lo sviluppo delle attività
della Riserva naturale. Sintesi di queste attività
é il Castagno che da tempi antichissimi rappresenta il simbolo e l'anima
di queste terre. Castagne, Funghi, More, Mirtilli ed il pregiato Tartufo fanno
da cornice gastronomica alle valenze già citate. Piante
tipiche della zona montuosa: Leccio Quercus ilex, Corbezzolo Arbutus
unedo, Faggio; Faggus sylvatica, Alloro Laurus nobilis, Acero Acer campestre,
Ginepro Juniperus oxycedrus, Viburno Viburnum tinus, Timo Thymus vulgaris, Erica
Erica arborea, Asparago Aspargus acutifolius.
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Top | | | | FAUNA | |
| | Ogni
area protetta ha un animale simbolo. La Riserva Monti Navegna-Cervia grazie alla
ricchezza della sua fauna ne ha almeno tre: l'aquila reale, il lupo, il gatto
selvatico. Questi tre simboli nazionali della conservazione, sono presenti nell'area
e tra loro diventa difficile scegliere il più rappresentativo.
L'Aquila reale, un tempo presente stabilmente con siti riproduttivi,
oggi frequenta gli spazi aperti tra i boschi per cacciare le sue prede preferite:
lepri, coturnici, rettili, roditori. Il lupo, che
negli ultimi anni aveva subito un calo in termini numerici, è tornato con
una presenza stabile di alcuni esemplari. Per il gatto
selvatico, certamente il più elusivo dei mammiferi, è difficile
fare una valutazione della sua presenza, tuttavia è stato più volte
osservato dai guardiaparco della riserva. La grande estensione dei boschi montani
costituisce l'habitat della grande maggioranza degli altri animali che popolano
il territorio: lo scoiattolo meridionale, tassi, martore, lepri, puzzole, donnole
oltre a tanti mammiferi tipici dei boschi e del castagneto quali il topo quercino
e il moscardino. Tra i rapaci diurni è comune la poiana e il gheppio, sono
anche presenti lo sparviere e l'astore. Tra gli altri uccelli il picchio verde
e rosso maggiore,il picchio muraiolo, l'upupa, il fringuello, le cince,il rampichino,
l'allocco, la civetta, il gufo comune,il barbagianni e ovviamente la ghiandaia.
Presente ancora con alcuni esemplari la coturnice. Nel mondo degli anfibi e rettili
da segnalare la presenza dell'Ululone a ventre giallo. Un discorso a parte va
fatto per le specie di interesse venatorio oggetto di reintroduzione; è
il caso del cinghiale, della lepre e della starna. Infatti
entrambi le specie hanno completamente perso le caratteristiche autoctone. Tra
le attività di studio della Riserva c'è un progetto per la reintroduzione
del cervo e del gufo reale. La presenza degli animali domestici come l'asino,
qui utilizzato ancora nelle attività di montagna, ci introduce in un mondo
rurale altrove scomparso, nel quale l'uomo e l'ambiente vivono in armonia.
Animali tipici della zona montuosa: Aquila reale, Lupo,
Gatto selvatico, Istrice Hystrix cristata, Tasso Meles meles, Cingiale Sus scropha,
Scoiattolo Sciurus vulgaris, Faina Martes foina, Donnola Mustela nivalis, Picchio
verde Picus viridis.
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Top | | | | STORIA | |
| | Il
significato e il valore della storia di questa porzione della Provincia di Rieti
è sintetizzabile nella sua stessa posizione geografica. Quest'area è
sempre stata un territorio di confine; in epoca arcaica tra le popolazioni Sabine
e quelle degl'Equi, poi tra i due Stati, Pontifico e Borbonico, infine frontiera
territoriale tra l'alta Sabina e il Cicolano. Le fonti storiche e monumentali
testimoniano di insediamenti umani fin dall'antichità. Le città
di Nersae, Cliternia, Trebula Mutuesca, Vicus e Montagliano,il monumento funerario
denominato "la Pietra Scritta"(l sec. a.C.), sino alla recente scoperte
del tumulo di Corvaro (IX-II sec. a.C.), rappresentano i riferimenti storico-monumentali
più significativi. Mentre la valle del Turano subiva 1' influenza Sabina
la valle del Salto aveva quella delle popolazioni Equicole; nel mezzo le montagne
del Navegna e Cervia. E' tra queste popolazioni che l'impero romano prima e tutti
gli invasori che giunsero nella valle trovarono un nemico da combattere; invasero,
saccheggiarono e colonizzarono ma non riuscirono mai a scalzare quell'identità
culturale tanto forte che ancora oggi contraddistingue queste popolazioni.
Il periodo medievale, ha nel territorio del Cicolano una configurazione
autentica ancor'oggi avvertibile nell'armonioso susseguirsi di colline e poggi
al sommità dei quali è presente un paese, un castello, una rocca.
Una miriade di insediamenti arrampicati su speroni rocciosi disseminati lungo
tutto il territorio. Un ambiente aspro e corrugato nel quale la storia ha avuto
come protagonisti santi, principi e briganti: il brigantaggio ha conosciuto tra
queste montagne di confine uno sviluppo ed un'importanza storica notevole. Così
come il fenomeno del francescanesimo ha visto nella Santa Filippa Mareri, baronessa
dell'omonima e famosa famiglia l'esempio più importante. La storia recente
di questa nascosta zona appenninica è segnata dalle scelte energetiche
nazionali: la trasformazione delle valli del Salto e del Turano in due bacini
montani artificiali, attraverso la costruzione delle dighe ha segnato un profondo
cambiamento nella vita e nel clima. Ma ha regalato un ambiente di grande valore
naturalistico. | | | | -----------------------------------------------------------------------------------------------------
Top | | | | ESCURSIONI,
VISITE GUIDATE, ATTIVITA' NEL VERDE |
| | | Escursioni
e passeggiate CAI (Club Alpino Italiano) Via Porta Conca 120
- 2100 Rieti Tel. 0746.496055 Segnaliamo strutture presenti in paesi vicini
alla zona del Parco che offrono servizi turistici e/o ricreativo-sportivi nella
zona. Parapendio e Deltaplano Club
Turano Vola Via Turanense 17 - Colle di Tora Tel. 0765.716272. Rafting,
canoa, Kayak, sci nautico A.C. Pro-Posticciola Via del Popolo
51 - Rocca Sinibalda Tel. 0765708455 Club Nautico
Varco Sabino Tel. 0765790110 Centro Nautico Del Turano Viale
del Lago - Colle di Tora Tel. 0765.16228. | | | | -----------------------------------------------------------------------------------------------------
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